Libano un piccolo paese con grandi problemi

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Paola Angelini – Talal Khrais

Collaborazione redazione Assadakh Beirut

La crisi istituzionale libanese si sta prolungando di giorno in giorno, la tensione politica continua a salire, da oltre sei mesi è in atto una crisi istituzionale, manca l’esecutivo,  Israele sembra lanciare minacce.

È un contesto drammatico caratterizzato da un forte peggioramento economico e sociale, infatti, il presidente del parlamento Nabih Berri ha suggerito alle parti politiche di trovare quanto prima un accordo per la formazione del governo.

Dal mese di maggio il premier incaricato Saad Hariri ha provato a raggiungere la soluzione necessaria per la creazione dell’esecutivo che accontenti tutti i principali partiti politico-confessionali del paese, ma per il momento nulla di fatto.

Dopo aver risolto gli inconvenienti dell’assegnazione dei ministeri alle Forze libanesi, al partito Cristiano-Maronita, si è aggiunto un altro ostacolo: Hezbollah chiede al Presidente incaricato di nominare un ministro che rappresenti i “Sunniti indipendenti”. Il Premier incaricato, anche lui Sunnita, non accoglie altri ministri nella sua lista, già composta da 30 ministri.

Non è la prima vota che il Libano affronta problemi così importanti, ma questa volta subentra una causa esterna che pesa sulla crisi libanese: il Governo Israeliano minaccia Beirut dopo aver scoperto il secondo tunnel scavato dagli Hezbollah libanesi. Il tunnel faciliterebbe il superamento del confine tra Israele e il Libano, Israele sta eseguendo ricerche in altre zone di confine.

I tunnel risalgono al 2006 e secondo fonti plausibili, gli Hezbollah non hanno bisogno di tunnel per difendersi da attacchi israeliani, sono dotati di missili capaci di raggiungere ogni punto del territorio ebraico.

Ai microfoni di Assadakah online un dirigente Hezbollah afferma: “Nel caso in cui Israele dovesse compiere un atto di ostilità imprudente, si pentirà. Israele cerca di indebolire Hezbollah all’interno del Paese approfittando delle divisioni interne”.

Fonti Onu stimano la presenza di oltre un milione di profughi siriani in Libano, sebbene il 6 dicembre circa mille profughi siriani, ospitati in Libano da quando è scoppiato il confitto in Siria (2011), sono tornati nel loro Paese passando dai valichi di Dabbusiye, Zamarani e Jdeidet Yabus. Le autorità  libanesi hanno segnalato che la  presenza degli “ospiti temporanei siriani”, per anni ospitati in Libano, è una delle cause della crisi socio-economica, e dell’aumento della criminalità.

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