L’inno nazionale libanese

Laura Allegrini

Appena salgo sul palco per cantare L’Inno, il brusio degli invitati comincia a scemare per dare spazio ad un silenzio, direi, quasi religioso. La base musicale tarda ad arrivare, guardo avanti : hanno tutti il cellulare sollevato per riprendere l’esibizione. Poi la musica parte e lascio che il mio respiro si fonda con quello dei tanti presenti, che non aspettano altro di ascoltare dal vivo la versione “romantica” dell’Inno libanese, già sentito su YouTube.

(In un solo giorno il mio video ha avuto oltre 13 mila visualizzazioni.) Tutti ascoltano sorridenti, e mi stupisco  che nessuno osa cantare l’Inno, cosí come di consueto fanno i libanesi.

L’Inno è composto di tre strofe, legate da due intervalli musicali. Finita la prima strofa parte un caloroso applauso; ma è solo alla seconda strofa che qualcuno in sordina, irresistibilmente, comincia a canticchiare, trascinando gli altri: politici, ecclesiasti, comuni libanesi, tutti si lanciano in un coro emozionante e coinvolgente.

L’applauso finale è un’esplosione. Mi raggiunge l’Ambasciatrice Mira Daher, ha due stelle luminose al posto degli occhi; mi prende per mano, mi aiuta a scendere dal palco e, abbracciandomi con trasporto, mi ringrazia.

– “Sono io che devo ringraziare lei Eccellenza. È Grazie a lei se sono qui!”

Video, foto, tante foto scattate dalle persone che affollano il salone. Mi sento frastornata.

In quel momento incrocio lo sguardo fiero del giornalista Talal Khrais, alza il pollice della mano destra: Ok! mi fa. Gli sorrido felice.

Mi viene incontro il Patriarca Bechara Boutrus Rai col suo sguardo dolce. Gli porgo la mano, e  lui  la stringe con entrambe le mani, calde, rassicuranti. Mi dice che ha apprezzato molto la mia versione dell’Inno, che ho una voce bellissima, e spera di risentirla presto. Anche gli altri cardinali mi porgono la mano e si susseguono in complimenti.

E poi i selfie con i libanesi che con garbo mi chiedono di potersi fotografare con me.

E dulcis in fundo, è il caso di dirlo, finalmente mangio qualcosa dal ricco buffet. Adoro la cucina libanese!

Prima di lasciare la festa, prendo dei cioccolatini con sopra impressa la bandiera libanese. La spilla che mi hanno regalato con la bandiera la lascio sulla giacca. Ci resterà  per sempre, come un tatuaggio.

In macchina penso a tutto quello che mi è successo. Vengo sommersa dai ricordi del Libano, e mi si riapre una voragine nel cuore. Una volta a casa decido di scrivere, ho bisogno di riempire il cuore, ma prima faccio un caffè Najjar al cardamomo arabica 100%, portato direttamente da Beirut.

Scrivo un messaggio ai miei nuovi musicisti, che non hanno potuto accompagnarmi per impegni pregressi. È andato tutto bene, anzi benissimo.

Gli parlo sempre del Libano, ai musicisti, non l’hanno mai visitato.

Voglio portarli con me, “nell’Italia del Medio Oriente”; si perché per me il Libano, ma soprattutto Beirut, così com’è oggi, è l’insieme di tante città italiane. Vai in un posto e sembra di stare a Napoli e le sue edicole con le Madonnine; fai pochi passi e sei a Milano col suo lusso sfrenato; e se ti sposti un po’, hai tanta arte come a Roma.

Sarà che non ho conosciuto il Libano negli anni d’oro, il tempo in cui veniva chiamato :”la Svizzera del Medio Oriente”, e così com’è mi piace assai, con le sue contraddizioni e colorate sfaccettature.  Perché è come la mia Italia, la mia Patria, nel bene e nel male.

Voglio ritornare presto in Libano, nella mia “Italia del Medio Oriente”.

I miss you Lebanon.

I miss you, Beirut, my Friends

Laura Allegrini

Leave A Reply