“L’onore di essere inviato presso la Santa Sede”

Talal Khrais – Seguire il Santo Padre come giornalista è sempre un grande onore. Nel mondo della decadenza politica e morale esiste un rivoluzionario, si chiama Francesco, e segue la via di Cristo, nato come rivoluzionario contro il male e la disuguaglianza. Ieri ho lavorato circa dieci ore con la mia agenzia, la National News Agency NNA, inviando 5 servizi sulla giornata particolare di Pasqua. Ho sentito direttamente la voce di Sua Santità, Papa Francesco, quasi sofferente. Ha detto: “L’annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando”. Per la seconda Pasqua consecutiva il rito più importante dell’anno resta lo specchio del disagio diffuso, stratificato, multiforme dell’umanità. Per prima cosa il Papa pensa alla prospettiva di uscire al più presto da questo pantano e così lancia un appello drammatico ai paesi detentori dei brevetti per i vaccini – da Pfizer a Moderna, da Johson&Johnson ad Astra Zeneca a Sputnik – nessuno escluso. “Nello spirito di un ‘internazionalismo dei vaccini’, esorto pertanto l’intera comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri”. Tra le righe di questa frase è condensata la struttura della sua ultima enciclica Fratelli Tutti in cui si affronta il grande tema del superamento delle divisioni nazionali. Da soli non ci si salva. “I vaccini sono uno strumento essenziale contro questa lotta”.

Il suo pensiero poi va a chi ha perso il lavoro o sta attraversando gravi difficoltà economiche e si trova privo di adeguate tutele sociali. “Servono aiuti per i disoccupati, gli artigiani e gli imprenditori rimasti impigliati nelle conseguenze della pandemia ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari” aggiunge il Papa. Il Santo Padre non si è scordato dei popoli che soffrono compreso il mio martoriato Paese il Libano. La seconda parte del messaggio di Pasqua è dedicata ad una panoramica internazionale segnata da conflitti più o meno striscianti, tra cui quello in Nagorno Karabakh dove, nonostante la guerra sia stata da poco vinta dagli Azeri, continuano le tensioni con l’Armenia, per la distruzione sistematica del patrimonio culturale e artistico cristiano. Il Papa si associa così alla richiesta internazionale per la liberazione dei soldati armeni che sono ancora nelle mani dell’Azerbajan. “Conceda a quanti sono prigionieri nei conflitti, specialmente nell’Ucraina orientale e nel Nagorno-Karabakh, di ritornare sani e salvi alle proprie famiglie, e ispiri i governanti di tutto il mondo a frenare la corsa a nuovi armamenti».

Dedica spazio del suo discorso e non dimentica il dramma di Haiti, del Libano, dello Yemen, il conflitto endemico e irrisolto tra israeliani e palestinesi, il caos della Libia, la ricostruzione difficile in Iraq. Poi cita il Sahel, la Nigeria, la Siria e il colpo di stato in Myanmar (“Sono vicino ai giovani di tutto il mondo e, in quest’ora, specialmente a quelli del Myanmar, che si impegnano per la democrazia, facendo sentire pacificamente la propria voce, consapevoli che l’odio può essere dissipato solo dall’amore”). Per ultimo si sofferma sulle ondate migratorie sempre più incalzanti ovunque e in attesa di una presa di coscienza maggiore. Infine le persecuzioni contro i cristiani. “Cari fratelli e sorelle, anche quest’anno, in diversi luoghi, molti cristiani hanno celebrato la Pasqua con forti limitazioni e, talvolta, senza nemmeno poter accedere alle celebrazioni liturgiche. Preghiamo che tali limitazioni, come ogni limitazione alla libertà di culto e di religione nel mondo, possano essere rimosse e a ciascuno sia consentito di pregare e lodare Dio liberamente”.

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