Ministro degli Esteri palestinese condanna accordi Emirati-Israele

(Redazione Assadakah) – La Palestina ha lasciato l’attuale presidenza degli incontri della Lega Araba, secondo qu anto annunciato dal ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Malki, che ha condannato come disonorevole qualsiasi accordo arabo. La Palestina avrebbe dovuto presiedere le riunioni della Lega Araba per i prossimi sei mesi, ma il ministro degli Esteri al-Maliki ha detto in una conferenza stampa da Ramallah (Cisgiordania) che la decisione è irrevocabile, per protesta contro ogni evwentuale accordo fra Paesi Arabi e Israele. “La Palestina ha deciso di recedere dal diritto di presiedere il consiglio della Lega Araba (ovvero il comitato dei ministri degli esteri) nella sua attuale sessione. Non c’è alcun onore nel vedere gli arabi correre verso la normalizzazione dei rapporti con Israele, durante questa presidenza. Di questo, il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, è già stato informato.

A pochi giorni dal 15 settembre, data in cui Israele ed Emirati Arabi hanno firmato, a Washington, il trattato di pace, le speranze palestinesi hanno subito un duro colpo per quanto riguarda il sostegno del mondo arabo alla loro causa. I ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega, non sono riusciti a trovare un’intesa sulla bozza della risoluzione palestinese per la condanna della normalizzazione dei rapporti annunciata il 13 agosto da Tel Aviv e Abu Dhabi. Dopo ore di discussioni e trattative il documento non è stato approvato. Troppe le differenze fra Paese e Paese, nonostante i palestinesi avessero favorito un compromesso attenuando la critica alla decisione degli Emirati di avviare relazioni con Israele. I palestinesi, tuttavia, incassano il rinnovato sostegno della Lega all’iniziativa diplomatica del 2002 che condiziona il riconoscimento di Israele al ritiro dai Territori che ha occupato militarmente nel 1967 e alla nascita dello Stato di Palestina. L’accaduto domina i titoli dei quotidiani palestinesi. Al-Quds sottolinea l’importanza della condanna della violazione dell’iniziativa di pace araba. Al-Ayyam sottolinea le contraddizioni nel comunicato finale della riunione. Al-Hayat al-Jadida ricorda il rifiuto ribadito dai Paesi arabi dei piani di annessione a Israele di territori palestinesi.

A opporsi alla risoluzione palestinese è stato il Bahrain, tra i primi Paesi ad accogliere senza riserve l’accordo Emirati-Israele e più volte indicato come il probabile prossimo Stato arabo che seguirà le orme di Abu Dhabi. I palestinesi hanno rinunciato al controllo di un ruolo di primo piano all’interno della Lega Araba, per protesta contro il fallimento da parte del blocco di adottare una visione comune e contraria ai cosiddetti “Accordi di Abramo”. Più volte la leadership di Ramallah ha definito l’accordo una vera e propria “pugnalata alla schiena”. “Lo Stato della Palestina – sottolinea al Maliki – rifiuta di presiedere l’associazione nel momento storico in cui essa viene meno ai principi e ai valori che sembravano chiari nell’ultimo incontro a livello di ministri degli Esteri”. L’incarico doveva proseguire sino a marzo e, nell’ultimo summit a inizio settembre, aveva portato alla firma unitaria da parte dei 22 membri della condanna degli accordi di normalizzazione.

Nel 2002 la Lega Araba, dietro proposta saudita, aveva avanzato un piano di pace israelo-palestinese (mai applicato) rinnovato in un secondo momento nel 2017. Esso prevede la normalizzazione sono in cambio di un completo ritiro dai territori occupati nella Guerra dei sei giorni del 1967, la creazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme est capitale e una soluzione per tutti i rifugiati. Un piano mai accolto dagli Stati Uniti, che dopo annunci e ritardi ha proposto a inizio anno una propria iniziativa “di pace” esaltata dagli israeliani e sconfessata dai palestinesi.

Nell’accordo sottoscritto la scorsa settimana e mediato da Washington, gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno sottolineato la clausola secondo cui Israele intende sospendere i piani di annessione. In realtà, all’atto della firma il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha precisato che qualsiasi accordo – sulla sospensione – ha durata limitata e i piani restano sul tavolo, invariati nella forma e nella sostanza.

I tre giornali palestinesi – Al Quds, Al Ayyam e Al Hayat Al Jadida – titolavano con moderazione sulla decisione alla riunione dei ministri degli esteri della Lega Araba. Più che la clamorosa bocciatura della risoluzione di condanna della normalizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele avanzata dal ministro degli esteri dell’ANP, i tre quotidiani hanno scelto di evidenziare i pochi aspetti positivi di una giornata che avrà riflessi importanti: il no dalla Lega araba ai piani di annessione a Israele di porzioni di Cisgiordania e l’appoggio confermato dal consesso arabo al piano saudita del 2002 che condiziona la normalizzazione con Israele al suo ritiro dai territori arabi e palestinesi che occupa dal 1967.

“Siamo rimasti sorpresi che un Paese arabo si sia opposto alla nostra richiesta. Forse lo Stato di Palestina si è spinto troppo oltre nel chiedere di tenere una riunione di emergenza? Ha attraversato le linee rosse?”, ha dichiarato il ministro degli Esteri palestinese riferendosi con ogni probabilità al Bahrain più volte indicato nelle scorse settimane come il più disposto a seguire le orme degli Emirati. L’8 settembre il giornale Al Quds Al Arabi – di proprietà del Qatar da anni in rotta di collisione con l’Arabia saudita e gli Emirati – aveva scritto di una guerra nascosta ai palestinesi scatenata dalle parti che cercavano di salire sul carro degli Emirati. Il segretario generale del CCG, Nayef al-Hajraf, avrebbe usato parole di fuoco intimando ai palestinesi di scusarsi con le monarchie del Golfo pronte a normalizzare le relazioni con Israele.

Leave A Reply