Miraggi d’Oriente

Lorenzo Utile – Il mondo è in attesa che si concretizzino le conseguenze dell’incontro di Gerusalemme fra John Bolton, Nikolaj Patrushev e Meir Ben Shabbat, cioè i diretti responsabili della sicurezza nazionale di Stati Uniti, Russia e Israele, i quali hanno arbitrariamente deciso di riunirsi a porte chiuse per decidere il futuro della Siria, Un fatto paradossale, discutere del futuro della Siria senza la presenza di un rappresentante ufficiale dello stato siriano. E alle spalle di tutto, la ulteriore attesa delle conseguenze del “Piano Kushner” che, pur relativo alla sistemazione della questione palestinese, avrà inevitabilmente conseguenze su tutti i paesi della regione mediorientale, sempre che la tensione attuale fra USA e Iran non precipiti ulteriormente.

Di fatto, l’assenza di un incaricato siriano la dice lunga sulle condizioni attuali, ovvero un messaggio che vuole stabilire il fatti della ormai inevitabile influenza americana, russa e israeliana in Medio Oriente. Ma se i partecipanti al consulto pensano realmente di poter agire impunemente e arbitrariamente, è altrettanto chiaro che stanno facendo un colossale errore di valutazione. Oggi, in campo, vi sono ben altri giocatori di primo livello, fra cui Turchia, Arabia Saudita, Egitto e Iran. Senza dimenticare che i palestinesi, pur volutamente trascurati, sono comunque una pedina importante nella scacchiera regionale, perché il progetto proposto dal rampollo della White House, Jared Kushner, insiste nel voler inondare di dollari Striscia di Gaza, Cisgiordania e paesi limitrofi, in cambio della rinuncia dei palestinesi ad avere uno stato. Cosa che chiaramente è una vana speranza che sfocia nella fantapolitica.

Il giovane Kushner, passato dal settore immobiliare alle costruzioni geopolitiche, ha avuto anche l’ardire di affermare che i palestinesi non meritino piena sovranità o libertà dall’occupazione militare israeliana, sostenuto dalle dichiarazioni di David Friedman, ambasciatore USA a Gerusalemme, il quale ha affermato che Israele ha il diritto di annettere parti della Cisgiordania, forte del riconoscimento che Trump ha ufficializzato sulle alture del Golan siriano occupato.

Il tutto con il sapore di una solenne presa in giro di tutte le Risoluzioni ONU sull’argomento, che appaiono sempre di più come carta senza valore, giocando sulla rivalità interna fra Hamas e Fatah, perché uno degli obiettivi dell’amministrazione Trump è cambiare l’attuale leadership dell’Autorità Palestinese, per rimuovere l’argine che tiene a freno l’occupazione israeliana e la rabbia di un popolo lasciato senza speranze. Accanirsi a voler trovare leader palestinesi accondiscendenti, è un miraggio. Ma ancora di più lo è la convinzione che basti farli star meglio economicamente per continuare la lenta annessione israeliana.

Siamo ormai anche ben oltre le teorie elaborate con gli Accordi di Oslo, perché Kushner, la cui famiglia finanzia un’organizzazione radicale di coloni israeliani, ha eliminato dall’orizzonte la soluzione dei due stati. La questione non sono i soldi, ma l’occupazione. Finché non si prenderà coscienza di questo, ogni proposta si scontrerà contro un muro invalicabile.

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