Padre Raad: “Il Papa rivolge il suo pensiero al Libano”

Talal Khrais – Le campane delle chiese hanno suonato in diversi Paesi del mondo, soprattutto in tutta Italia. Domenica, su invito del Santo Padre, si sono svolte messe per il martoriato Paese dei Cedri.

Le chiese organizzeranno iniziative di sostegno per i libanesi, a partire da domenica prossima. “Il disastro avvenuto martedì scorso impone a tutti, a cominciare dai libanesi, di collaborare per il bene comune di questo amato Paese”. Queste le parole del Pontefice che ha aggiunto: “La mia mente torna spesso in questi giorni al Libano. Vedo qui una bandiera del Libano e un gruppo di cittadini libanesi. Il Libano ha un’identità distinta, frutto dell’incontro di culture diverse ed è apparso nel tempo come modello di convivenza pacifica. Questa convivenza, come sappiamo, è ormai certamente molto fragile ma prego che, con l’aiuto di Dio e la partecipazione sincera di tutti, questa convivenza rinasca libera e forte. Invito la Chiesa in Libano ad essere vicina alla popolazione con solidarietà e partecipazione con il cuore e con le mani tese alla condivisione. Rinnovo anche l’appello al generoso aiuto della comunità internazionale. E, per favore, chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e alle persone religiose del Libano di essere vicini alla gente e di vivere uno stile di vita segnato dalla povertà evangelica senza “Stravaganza” perché la sua gente soffre molto”.

Per approfondire il discorso del pontefice, la National News Agency ha parlato con padre Abdo Raad, presidente dell’Associazione People for People che ha affermato: “Nella sua predica di domenica 9 agosto 2020, il Papa ha dichiarato che Gesù è la mano del Padre che non ci lascia mai. La parola del Papa è stata spiegata dal vangelo della domenica che ci racconta la storia di Gesù che venne, camminando sull’acqua, verso la barca che trasportava gli apostoli ed era circondata da onde e tempeste. Gesù chiamò Pietro a camminare sulle acque per assicurargli che era proprio lui, Gesù, l’amico e l’amato, e non era un fantasma. Ogni volta che abbiamo paura di annegare, la fede si indebolisce e diventiamo più sospettosi e deboli nella nostra fede. Il Papa ha detto, gridiamo, sull’esempio di Pietro: “O Gesù, salvami”.

Il presidente dell’Associazione People for People ha continuato: “La barca circondata dalle tempeste, è un’immagine della Chiesa, che nel corso dei secoli ha affrontato tempeste e venti contrari. Questi venti non sono altro che persecuzioni e difficoltà che ci fanno dubitare come se Dio ci avesse abbandonati. “Signore salvami!” è una bella preghiera che dobbiamo ripetere. Il Signore vuole il nostro bene e non ci lascia mai. Il Signore è al nostro fianco e ci fa crescere nella fede. Essere credente significa avere il cuore rivolto a Dio”.

Dopo a preghiera di evangelizzazione, il Papa ha rivolto il pensiero al Libano, al luogo dell’esplosione, o meglio sulla scena del delitto. “In questi giorni la mia mente va spesso in Libano”. Così ha salutato gli alfieri della bandiera libanese in piazza San Pietro tra gli applausi del pubblico che ha espresso la sua solidarietà al Libano. Il Papa ha esortato tutti, soprattutto i libanesi, a collaborare per il bene di questo Paese.

Raad ha sottolineato che è stato importante l’invito di Papa Francesco alla Chiesa libanese di partecipare insieme alla gente e di essere sempre vicini, come in questi giorni, e presenti con il cuore e dare una mano per condividere e aiutare. Anche lui ha augurato a vescovi, sacerdoti, monaci e clero di seguire uno stile di vita lontano dal lusso, per rispetto  dei cittadini che in questo momento stanno soffrendo moltissimo. (traduzione di Letizia Leonardi)

Leave A Reply