Palestina – La CPI a Israele, che prende di mira il ministro degli Esteri palestinese

(a cura dell’Ambasciata di Palestina in Italia) – A metà marzo, Israele ha ricevuto una lettera della Corte Penale Internazionale dell’Aja riguardante i crimini di guerra commessi nei Territori Palestinesi Occupati. Il canale televisivo israeliano Channel 13 ha informato che Israele ha 30 giorni per rispondere alla lettera, che si concentra sulla guerra a Gaza del 2014, sull’attività degli insediamenti illegali e sulle aggressioni israeliane contro la Marcia del Ritorno organizzata a Gaza nel 2018. All’inizio del mese, la Procuratrice Capo, Fatou Bensouda, aveva annunciato l’inizio di un’indagine ufficiale su questi crimini.

Il Ministro degli Esteri della Palestina, Riad Malki, è stato punito da Israele per aver incontrato la Procuratrice Capo della Corte Penale Internazionale, Fatou Bensouda. E’ accaduto così che al suo rientro in Cisgiordania dall’Aja, il 21 marzo, Malki sia stato privato della documentazione di viaggio di cui, in qualità di diplomatico, può avvalersi per facilitare i propri spostamenti verso l’esterno attraverso la Giordania e all’interno dei Territori Occupati.

Il ministro degli Esteri palestinese Riad Malki

Durante l’incontro presso la CPI, Malki aveva garantito a Bensouda la propria collaborazione nel corso delle indagini ufficialmente avviate dalla Corte sulla situazione in Palestina, mentre la Procuratrice aveva sottolineato l’urgenza di rendere giustizia alle vittime dei crimini commessi da Israele. Di fronte all’abuso subito dal Ministro e dai membri del suo staff, il capo di gabinetto del Ministero degli Esteri, Ahmad Al-Deek, ha affermato che “questo dimostra ancora una volta che Israele è uno Stato canaglia, che non può risolvere i casi attraverso la legge, ma ricorre a intimidazioni, sanzioni e minacce”. Le prime manifestazioni di solidarietà con il Ministro e di indignazione per la prepotenza delle forze di occupazione israeliane sono arrivate dal Belgio e dal Ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, che ha apertamente condannato quella che ha definito come una vera e propria “rappresaglia”.

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