Quando le guerre non portano a niente, bisogna cercare altre vie

Talal Khrais – Ci sono segnali di pace in Medio Oriente, dopo guerre che durano anni portando lutti e distruzioni e crolli economici. Nessuno può vincere in guerra, solo la pace porta sviluppo ed occupazione. Sono passati più di cinque anni da quando è iniziata una guerra distruttiva fra Arabia Saudita e Yemen, risultato zero. Solo distruzione, e ora sembra qualche cosa si muova positivamente, i Paesi coinvolti nei conflitti direttamente o indirettamente decidono di sedere in torno ad un tavolo e discutere.

“Sicuramente la ripresa di un dialogo fra Iran e Stati Uniti – ha spiegato il vice ministro degli esteri Marina Sereni – avrebbe un impatto positivo su tutti i contesti di crisi regionali, dallo Yemen alle tensioni nel Golfo, dalla Siria all’Iraq. Nell’area si registrano peraltro segnali incoraggianti, che lasciano intravedere possibili e nuove prospettive di dialogo, come la riconciliazione nel Consiglio di Cooperazione del Golfo e gli Accordi di Abramo. Così come osserviamo interessante  tentativi di dialogo tra l’Iran e i Paesi del Golfo. Stabilità geopolitica, gestione sostenibile delle risorse, libertà e sicurezza del commercio e della navigazione, senza dimenticare la necessità di rispondere assieme alle sfide globali, a partire dalla pandemia, rappresentano interessi condivisi e obiettivi per tutti. In questo contesto – ha concluso Sereni – un pieno ritorno all’Accordo sul Nucleare sarebbe un’iniezione di fiducia estremamente importante per il futuro dell’area mediorientale”.

La Turchia ha intenzione di portare a termine il processo di normalizzazione delle relazioni con l’Egitto. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, nel commentare il primo giorno di incontri tra delegazioni che ha avuto luogo al Cairo. “Continueremo a incontrarci e a dialogare per portare a termine il processo di normalizzazione in corso”, ha detto il capo della diplomazia di Ankara, “gli incontri di ieri e oggi si sono svolti in un’atmosfera positiva. Sono stati trattati temi di comune interesse, come Libia, Siria, Iraq e Mediterraneo orientale. Tutti ambiti in cui con l’Egitto può essere portata avanti una collaborazione importante”. Il 6 maggio una delegazione turca si è recata nella capitale egiziana per due giorni di incontri di alto livello. A capo della delegazione turca c’è il vice ministro degli Esteri, Sedat Onal; dall’altra parte l’omologo Hamdi Sanad Loza. Le relazioni tra i due Paesi furono interrotte in seguito al colpo di Stato che nell’estate del 2013 portò al potere il generale Abdelfettah Al Sisi, rovesciando il governo dei Fratelli Musulmani guidato da Mohamed Morsi, assai vicino al presidente Recep Tayyip Erdogan. Nei mesi seguenti Erdogan non risparmiò feroci critiche e attacchi nei confronti di Al Sisi, ai quali seguì l’interruzione dei contatti diplomatici attraverso l’espulsione dei rispettivi ambasciatori. I contatti sono ripresi ufficialmente a marzo, nell’ambito dei colloqui in corso tra diversi attori per trovare una soluzione alla crisi nel Mediterraneo Orientale.

Il vicepremier e ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein, che ha appena concluso una visita di 4 giorni in Italia, conferma ufficialmente, in un’intervista a Repubblica, che il governo dell’Iraq ha avuto un ruolo decisivo nel promuovere i negoziati segreti che sono iniziati a Baghdad fra Iran e Arabia Saudita. “La domanda che ci facevamo da mesi nel governo iracheno – spiega – era questa: perché l’Iraq deve pagare per uno scontro regionale così generalizzato? Perché l’Iraq è al centro di questo scontro? Quando analizziamo i conflitti nella società irachena vediamo che quasi tutti hanno una ragione esterna. E allora per risolvere i conflitti all’interno dell’Iraq dobbiamo affrontare i problemi alla radice, nella regione. Abbiamo iniziato a viaggiare nelle capitali. Sono andato a Teheran molte volte, ho avuto incontri con il mio collega ministro Zarif, ma anche con altre personalità della loro leadership”.

“Con il primo ministro Al Khadimi – ricorda – siamo volati a Riad, abbiamo incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman e lui ha dato il suo appoggio al dialogo. Adesso i colloqui sono iniziati: speriamo che siano produttivi e che il livello possa salire”. Quanto al negoziato tra Iran e Stati Uniti, Hussein sottolinea che “lo stato dell’equilibrio fra Iran e Usa, il loro conflitto ha effetti diretti su di noi. Parte del loro conflitto si riflette sulla società irachena. A volte si affrontano direttamente sul terreno iracheno: noi diventiamo vittime di questa dinamica. Il conflitto fra Usa e Iran ci danneggia, è doloroso dirlo ma lo scontro si riflette sulla società, sulla vita del mio Paese”. In vista di un riavvio dei negoziati di pace con Israele’ il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha incontrato alla Farnesina il collega palestinese, Riad Malki. Di Maio ha innanzitutto sottolineato l’importanza del processo elettorale e della riconciliazione palestinesi per il consolidamento delle istituzioni e in vista di un auspicato riavvio dei negoziati di pace con Israele. Lo rende noto un comunicato. Il ministro ha auspicato un rafforzamento delle relazioni economico-commerciali e ricordato con soddisfazione, conclude il comunicato, l’impegno della cooperazione allo sviluppo italiana a favore della popolazione palestinese.

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