Russia: il prezzo della pace in Siria

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Talal Khrais – Paola Angelini, Roma
Bogdana Ivanova, Mosca

Il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov ha annunciato ai giornalisti che l’aereo militare russo Ilyushin-20 è stato abbattuto dalla difesa aerea siriana nel Mar Mediterraneo, dopo che i Jet F-16 israeliani lo hanno utilizzato come copertura durante i loro raid irregolari. Ilyushin-20 si preparava all’atterraggio nella base russa di Khmeimim, a Latakia città sulla costa della Siria. La tragedia è costata la vita a 15 persone, tutti ufficiali. Gli aerei israeliani si sono avvicinati agli obiettivi volando a bassa quota, sembra che gli F-16 israeliani si siano fatti scudo con l’aereo russo, che per questo è stato colpito dai missili siriani.

Da parte del generale Sergey Shoygu, Presidente del Consiglio dei ministri della difesa della CSI, c’è il sospetto che, deliberatamente gli aerei israeliani cercassero una situazione pericolosa in quella zona, sembra siano stati inviati in missione per un bombardamento vicino a Khmeimim la base aerea siriana, attualmente gestita dalla Russia. E, a Tartous unica installazione marittima russa nel Mar Mediterraneo che consente alle navi da guerra russe di non rientrare nelle basi sul Mar Nero per effettuare la manutenzione.

Gli israeliani hanno evitato di informare i russi di proposito?

Hanno avuto il tempo di comunicare con l’equipaggio a un minuto dall’attacco?

A Mosca lo scorso anno, Sergej Viktorovic Lavrov, Capo della diplomazia della Federazione Russa durante una conferenza stampa dichiarò: “La lotta al terrorismo richiede i sacrifici di tutti”. Intendeva pure l’Occidente impegnato a imporre sanzioni contro le Nazioni che lottano contro il terrorismo? A vario titolo, combattono il terrorismo la Siria, la Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran, il Movimento della resistenza Hezbollah, mentre alcuni paesi sono disponibili a fornire il sostegno necessario, ma non è sempre chiaro quale possa essere il reale contributo alle operazioni. I Russi restano la miglior garanzia per evitare che la Siria si trasformi in un terreno di scontro tra la Repubblica Islamica dell’Iran, Hezbollah da una parte, e Israele dall’altra.

La Federazione Russa alleata della Siria ha pagato un prezzo alto per arrivare alla pace nelle province, rimane Idlib l’ultima sotto il controllo dei ribelli.

L’accordo con il Presidente Recep Tayyip Erdogan, siglato a Sochi è un atto inevitabilmente transitorio: la decisione di creare una forza cuscinetto composta da militari turchi e russi per separare le forze ribelli da quelle dell’esercito siriano non può che essere temporanea. La consegna delle armi pesanti da parte dei ribelli, imposta dall’accordo russo-turco, sarà la discriminante che dividerà le forze ribelli più radicali guidate Hayat Tahrir al-Sham la costola siriana di Al Qaida, da quelle pronte per un accordo di pace mediato dalla Turchia. Il Presidente Putin consapevole dei rischi nella missione in Siria, ha abbassato i toni, la sua è stata una composta reazione arrivata dopo una lunga telefonata con il Premier israeliano Benjamin Netanyahu. Durante la telefonata ha dichiarato: “L’accordo russo israeliano finalizzato alla prevenzione di incidenti pericolosi non è stata rispettata, e questo ha spinto l’aereo russo sotto il fuoco dell’antiaerea siriana”. E la misurata reazione di Putin può significare che probabilmente Israele, seppure in assenza di comunicati ufficiali, sia consapevole di aver rischiato grosso.

La collega Bogdana Ivanova, inviata a Mosca riassume l’accordo tra Russia e Turchia che prevede i seguenti punti:

osservazione e check-point dell’esercito turco sul territorio, potranno contare su un maggiore numero di uomini e mezzi.

La Russia si asterrà da attacchi e operazioni militari, prenderà le adeguate misure di sicurezza al mantenimento dello status quo.

Sarà costituita un’area demilitarizzata di 15-20 Km, i confini di tale area demilitarizzata saranno definiti dalle necessità delle operazioni sul campo.

Tutti i terroristi saranno costretti ad abbandonare l’area demilitarizzata entro il prossimo 15 ottobre.

La sorveglianza dell’area militarizzata sarà svolta dagli eserciti turco e russo, anche attraverso l’ausilio di droni.

Consolidamento della sicurezza e riapertura delle autostrade M4 e M5 nel nord della Siria entro la fine dell’anno.

Russia e Turchia costituiranno un centro di coordinamento congiunto per decidere le misure più efficaci a garantire un cessate il fuoco duraturo

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