Sanzioni statunitensi alla Repubblica Islamica dell’Iran

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Paola Angelini

Entrate in vigore all’inizio di novembre, le sanzioni statunitensi imposte alle Repubblica Islamica dell’Iran valgono per tutti perché colpiscono le aziende che compiono accordi in dollari con il paese.

Una decisione che costituisce un fattore di instabilità e preoccupazione per la regione perché la Repubblica Islamica dell’Iran, guidata da Hassan Rohani, aveva mantenuto fede agli impegni sottoscritti. L’accordo sul nucleare era stato firmato dalla comunità internazionale con i Paesi del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Germania e Regno Unito, 2015).

L’Europa commercia con la Repubblica Islamica dell’Iran, e l’Italia è uno dei primi partner europei. Il settore italiano dell’export coinvolge il settore dei prodotti chimici e farmaceutici e quello industriale, mentre l’Italia importa soprattutto petrolio, e questa dipendenza rende maggiormente esposto, dal punto di vista energetico, il nostro paese.

Gli Stati Uniti, ad ogni modo, hanno concesso all’Italia, alla Grecia, all’India, alla Turchia, al Giappone, alla Corea del Sud, a Taiwan, alla Cina di continuare, solo temporaneamente, a importare petrolio. Il prossimo anno dovrebbero cambiare gli accordi. Una strategia della tensione pesante e pericolosa per gli equilibri diplomatici.

Intanto, nelle città iraniane si diffonde l’insofferenza, e la crisi economica è grave.

Mohammad Javad Zarif, principale diplomatico iraniano, ha sottolineato che la Repubblica Islamica dell’Iran ha molte opzioni per affrontare il ritiro degli Stati Uniti dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action). Zarif, durante un’intervista alla rete televisiva libanese in lingua araba al-Mayadeen, ha detto: “Non aspetteremo oltre, a meno che gli Europei, che stanno agendo lentamente nell’adempimento dei loro impegni previsti dall’accordo nucleare, non adottino misure pratiche”. [cfr. http://parstoday.com/it/news/iran-i177484-zarif_l’iran_non_si_fermer%C3%A0_aspettando_l’europa ].

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