Siria: tra guerra e pace

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Talal Khrais, Paola Angelini – Roma
Bogdana Ivanova – Mosca
Jafar Mhanna – Hama

Nella Siria devastata da anni di bombardamenti e scontri, per ragioni di opportunità legate alla guerra, i Siriani sono fuggiti dalle loro città assediate. Non avrebbero voluto.
Non avrebbero mai voluto abbandonare il loro Paese, e invece sono corsi via, scappando verso la Turchia, la Giordania, il nord Europa, e il Libano che viene considerato la seconda Patria dalla maggioranza dei Siriani. L’esodo verso gli stati limitrofi si è reso necessario per non essere coinvolti nel conflitto. Per chi ha avuto la possibilità, fuggire era l’unica via per sperare, per sopravvivere, e l’unico modo per tentare, un domani, di tornare in Siria. Ogni giorno, 500-800 sfollati rientrano, sfollati e non profughi.
Game Over per chi ha voluto usare (forse) quelle persone come strumento contro Al Assad, Presidente della Repubblica Araba Siriana, che pochi giorni fa ha annunciato: “La conquista di Idlib, sarà la battaglia per gli eroi dell’Esercito Arabo Siriano”. Idlib è considerata la capitale della coalizione anti-Assad. La Federazione Russa rende noto che non ci sarà un’immediata offensiva, nonostante gli sforzi diplomatici.

La collega Bogdana Ivanova, corrispondente da Mosca, riferisce il prolungarsi degli incontri con i rappresentanti del Governo e dell’opposizione. A Mosca continuano le consultazioni tra le delegazioni della Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran e la Turchia. I precedenti colloqui sono avvenuti a Sochi, città della Russia meridionale, situata nel territorio di Krasnodar, sulle rive del mar Nero (v. Wikipedia).

Alexander Lavrentyev, inviato speciale per la Siria, ha dichiarato: “L’opposizione è moderata, i nostri partner turchi si sono assunti la responsabilità della stabilizzazione di quest’area, e avranno successo”. Opinione confermata dal capo negoziatore del Governo siriano, l’instancabile diplomatico Bashar al Jaafari, che assicura: “Non può esserci alcun compromesso sulla questione di Idlib”.  Se fallissero i tentativi, ha poi precisato, per riportare in modo pacifico la provincia sotto il controllo del Governo, “l’esercito siriano avrà il diritto di riprendersi questo territorio con la forza”.
Intanto la situazione a Idlib e nella provincia nord è critica per la presenza di 80 mila terroristi che tentano, secondo le nostre fonti, di formare, nelle città di Hama e Idlib, una nuova coalizione che contrasti l’avanzamento delle truppe governative e degli alleati, probabilmente capace di radunare terroristi di Ahrar al-Sham, un’organizzazione sanguinaria filoturca, la Nour al-Din al-Zenki, chiamata anche “Fronte di Liberazione nazionale”. La coalizione è guidata dall’Esercito Siriano Libero (ESL, formazione ribelle nata dalla diserzione di alcuni reparti dell’esercito regolare) sia nelle provincia del centro di Hama che nella provincia Nord Est di Idlib. Non fa parte della coalizione Hay’at Tahrir Al-Sham (HTS), organizzazione terroristica di Al-Qaeda.
Le Forze armate siriane hanno preso il controllo delle più importanti province del sud, Deraa, Qouneitra e Suweida, e sono riusciti ad aumentare il controllo su tutta la linea di confine con la Giordania. Questo il nuovo scenario che dovrebbe permettere all’esercito di liberare la provincia di Idlib. È auspicabile possa essere la svolta finale della guerra che da quasi otto anni coinvolge la Siria.

Jafar Mhanna, collega corrispondente per Assadakah, informa che le Forze Governative, alle porte della provincia di Idlib, respingono con successo i feroci attacchi dei terroristi.

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