Stampa Estera in Italia a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019

Talal Khrais – Non è facile descrivere una città come Matera, in Basilicata. Per rendere il giusto merito di ogni angolo di questa città millenaria, non basterebbero mille pagine o album fotografici. E’ una bellissima storia, in cui compaiono anche i Fenici, cioè “noi”, che oggi siamo la gente del Libano.

Michele Zasa

I Fenici sono passati anche da qui, ma non come colonizzatori, sono passati in pace, portando merci pregiate, e per conoscere ed esportare i prodotti locali“, riferisce il professor Michele Zasa alla Agenzia Nazionale per l’Informazione (Libano), guida e ricercatore a Matera.

Serafino Paternoster, coordinatore ufficio stampa di “Matera 2019 Open Future” afferma che questa riuscita deve essere vista come chiave per un futuro di pace: “Una volta c’erano anche i fenici qui nella nostra terra, oggi c’è il Libano, un popolo amico. Operiamo tutti insieme perché la pace è sviluppo possano essere al servizio di tutti“.

Serafino Paternoster

Una missione dei colleghi della Stampa Estera si è recata nella Capitale Europea della Cultura 2019, su invito del Comitato Matera 2019 tra il 28 e il 29 Giugno. Una missione strutturata per conoscere meglio le meraviglie di questa misteriosa civiltà. In meno di un giorno ho inviato due interviste e un servizio sulla città millenaria, oggi più che mai invasa dai turisti.

Matera, è anche una testimonianza della presenza araba in Europa, in particolare a Tursi, circa una settantina di chilometri da Matera, nel cuore della Basilicata, in direzione sud. Testimonianze della presenza islamica sono infatti evidenti nel quartiere Rabatana, sicuramente la parte più caratteristica del centro storico, del comune lucano.

Il patrimonio naturale e culturale del territorio è immenso, a cominciare dalla storia millenaria di Matera, che oggi è anche Capitale Europea della Cutura per il 2019. Le origini di Matera possono essere veramente comprese solo alla luce della sua lunga storia geologica, iniziata oltre 200 milioni di anni fa, nel periodo Giurassico.

A quell’epoca, mentre i dinosauri occupavano le terre emerse, l’Italia non esisteva ancora e al suo posto si apriva l’oceano Tetide. Acque miti e fondali poco profondi caratterizzavano l’ambiente in corrispondenza dell’attuale Basilicata orientale.

Per milioni di anni, sui fondali si accumularono strati di gusci carbonatici, appartenenti a microrganismi morti che avevano vissuto sospesi nell’acqua. Per chi non può permettersi lungi soggiorni a Matera, a causa degli impegno di lavoro, come noi giornalisti, deve però visitare almeno il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata, presso il Palazzo Lanfranchi (1668/1672), dove si possono ammirare opere suddivise in quattro sezioni: Arte Sacra, Collezione d’Errico, Arte Contemporanea, e la sezione Etnoantropologica.

Nella sezione di Arte Sacra è esposto un nucleo di opere d’arte provenienti da chiese del territorio lucano come per esempio i busti di santi della chiesa Madre di Moliterno. Infine, tra le cose da vedere a Matera, un posto di riguardo lo meritano le chiese rupestri: veri gioielli incastonati in uno scrigno di pietra millenaria, preziose eredità dei monaci bizantini e benedettini insediatisi nell’area nell’alto Medioevo. Tra i Sassi e la Murgia, se ne contano ben 155, le più interessanti e meglio conservate, fra i luoghi di maggiore interesse a Matera. Ed è solo una piccola parte della infinita storia di Matera.

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