USA-IRAN: America minaccia , Europa tace. Teheran: “Pronti a difenderci”

A cura di Talal Khrais (Roma); Bogdana Ivanova (Mosca ); Mohamad Ballout (Theran) – 

Qualcuno in Italia vuole fare sentire la voce della ragione, ed evitare un eventuale conflitto nelle acque del Golfo, dove transita il 40% del petrolio mondiale.

La Spagna, intanto, non vuole essere trascinata in un eventuale conflitto fra Stati Uniti e Iran e, al fine di mantenere la sua posizione di neutralità, ha deciso di ritirare la fregata “Mendez Nunez” dal gruppo da battaglia guidato dalla portaerei USS-Abraham Lincoln che si sta dirigendo verso il Golfo Persico. La notizia trova oggi ampio spazio su tutte le prime pagine della stampa spagnola che precisano come il ministro della Difesa uscente, Margarita Robles, abbia ordinato ieri il ritiro “temporaneo” della “Mendez Nunez”, con 215 marinai a bordo, a causa dell’escalation delle tensioni tra Washington e Teheran.

Margarita Robles

Il Gruppo Navale americano, intanto, ha già attraversato lo stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano, e starebbe facendo rotta verso lo stretto di Hormuz ma senza la nave spagnola.

L’integrazione della “Mendez Nunez” al gruppo di combattimento USA era stata pianificata circa un anno fa per migliorare l’interoperabilità e la formazione congiunta e sarebbe dovuta durare sei mesi, dalla fine di aprile fino al prossimo 31 ottobre, quando sarebbe dovuta arrivare al porto di San Diego, in California, dopo aver attraversato Mediterraneo, Mar Rosso, Oceano Indiano, Mar della Cina e Pacifico. Oltre alla Lincoln, che trasporta 85 caccia, il gruppo comprende un incrociatore missilistico, tre cacciatorpediniere, una nave logistica e un sottomarino.

Il Senatore M5S Rosario Petrocelli, osserva in una nota: “Suscita estrema preoccupazione l’atteggiamento aggressivo e militarista che l’amministrazione Trump sta assumendo nei confronti dell’Iran e del Venezuela. In Iran, Washington, dopo aver mandato all’aria anni di successi diplomatici sul nucleare e aver qualificato come terrorista parte del suo esercito, sta ammassando forze armate e preparando piani per una guerra che difficilmente rimarrebbe regionale.

Rosario Petrocelli, senatore M5S

In Venezuela gli Stati Uniti, dopo aver sostenuto ripetuti tentativi golpisti, pianificano un intervento militare diretto contro Maduro e intanto violano la extraterritorialità dell’ambasciata venezuelana di Washington, una violazione del diritto internazionale senza precedenti. Basta con sanzioni illegittime e avventure militariste che ripercorrono i tanti drammi del passato. La pace e la stabilità delle relazioni internazionali si garantisce con il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale“.

La politica americana di pressione massima sull’Iran non può produrre alcun risultato positivo. L’ammonimento é arrivato dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, poche ore prima dell’incontro del presidente russo, Vladimir Putin, col segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, a Sochi.

Dmitri Peskov

Il presidente Putin ha detto più volte di non riuscire a comprendere la politica di pressione massima”, ha detto Peskov ai giornalisti. Inoltre, ha aggiunto il portavoce, “la storia moderna ha dimostrato che la pressione su alcuni Paesi, messi letteralmente all’angolo, non produce risultati“.

Un’altra voce viene da un alleato degli Stati Uniti , la Spagna, non vuole essere trascinata in un eventuale conflitto fra Stati Uniti e Iran e, al fine di mantenere la sua posizione di neutralità, ha deciso di ritirare la sua fregata dal gruppo da battaglia guidato dalla portaerei USS-Abraham Lincoln.

Ma nessuno finora ferma Trump. “Se l’Iran dovesse attaccare obiettivi militari o accelerare la ripresa del programma nucleare, gli Stati Uniti risponderebbero con l’invio di 120mila uomini nella regione.” E’ quanto emerge dai piani militari aggiornati dal Pentagono e presentati dal segretario ad interim del Pentagono, Patrick Shanahan, in un incontro giovedì scorso dei consiglieri per la Sicurezza Nazionale del presidente Donald Trump.

Patrick Shanahan

Lo rivela il “New York Times”, che cita fonti dell’amministrazione, secondo cui la revisione dei piani, che non parla di un’invasione di terra dell’Iran, sarebbe stata chiesta dal consigliere per la Sicurezza, John Bolton.

La rivelazione arriva mentre crescono le tensioni tra Washington e Teheran, che la settimana scorsa ha annunciato il ritiro parziale dall’accordo sul nucleare. Un annuncio seguito all’invio nel Golfo da parte americana, sulla base di “minacce credibili” iraniane, della portaerei “Abraham Lincoln”. Mentre nelle ultime ore fonti di Washington hanno attribuito a Teheran la responsabilità di un attacco contro quattro petroliere, di cui due saudite, al largo delle coste degli Emirati arabi uniti.

Se Stati Uniti suonano Israele canta. “L’allarme” lanciato dal ministro Steinitz, vicino a Netanyahu. Se il confronto tra Teheran e gli Usa dovesse salire, Israele potrebbe subire un attacco diretto dall’Iran o dai suoi alleati. L’allarme è stato lanciato da Yuval Steinitz, ministro israeliano dell’Energia, vicino al premier Benyamin Netanyahu.

Yuval Steinitz

Nel Golfo, ha detto Steinitz a Ynet, le cose si “stanno riscaldando. Se ci sarà una sorta di scontro tra Iran e Usa, tra l’Iran e i suoi vicini, non escludo che Teheran possa attivare Hezbollah e la Jihad islamica a Gaza o anche che provino a lanciare missili dall’Iran su Israele”.

Sembra che l’Iran sia comunque pronto a tutte le eventualità. L’escalation impressa dagli Stati Uniti nella regione del Golfo Persico contro Teheran “è immotivata”. Così il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif proprio mentre dalla regione arrivano notizie allarmanti come la denuncia dell’Arabia Saudita di un attacco, probabilmente compiuto con un drone, contro un suo oleodotto e dopo che quattro navi commerciali sono state sabotate in precedenza davanti alle acque degli Emirati Arabi Uniti.

Mohammed Javad Zarif

Purtroppo gli Stati Uniti si stanno adoperando per una escalation delle tensioni in modo immotivato”, ha detto il capo della diplomazia di Teheran all’agenzia di stampa indiana ANI. Zarif, che si trova a Nuova Delhi in visita ufficiale in India ha aggiunto che il suo Paese “non vuole questa escalation, ma è sempre pronto a difendersi”.  L’Iran è “troppo grande per farsi intimidire da qualcuno“.

Hassan Rouhani

È quanto ha detto il presidente iraniano, Hassan Rouhani, incontrando alcuni religiosi sunniti in occasione del Ramadan, secondo quanto riporta il sito ufficiale del governo dolat.ir. “Se Dio vuole passeremo questo periodo difficile con la gloria e a testa alta e sconfiggeremo il nemico“, ha detto Rouhani. Le dichiarazioni giungono dopo che quattro navi, comprese due petroliere saudite, sono state attaccate domenica al largo della costa degli Emirati Arabi Uniti, segno di una tensione regionale crescente. Teheran ha chiesto un’indagine sull’accaduto, che ha definito un incidente “allarmante”.

L’esplosione domenica di quattro tra navi cargo e petroliere al largo del porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti è il frutto della “malizia di Israele”. È l’accusa lanciata dal portavoce dell’ufficio di presidenza del Parlamento iraniano Behruz Nemati, citato dall’Irna, riferendo le conclusioni di una sessione a porte chiuse tenutasi oggi nell’Assemblea di Teheran per discutere l’accaduto.

Behruz Nemati

La posizione ufficiale dell’Iran, ha aggiunto Nemati, resta comunque quella espressa ieri dal ministero degli Esteri, che ha denunciato i rischi di “cospirazioni malevole” e “dell’avventurismo di stranieri” che mirano a destabilizzare la regione.

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