Voglia di ritornare in Siria

Talal Khrais – Paola Angelini

È solo questione di tempo. I Siriani torneranno a casa, questa è la loro scelta, anche se da parte delle Nazione Unite c’è il tentativo di intimidirli, e in Libano la rabbia per questo allarmante comportamento cresce.

Il Ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil ha dato direttive alla Direzione Generale della sicurezza pubblica per congelare le richieste di soggiorno presentate dall’UNHCR per i profughi siriani in Libano. L’UNHCR, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite lavora per migliorare localmente servizi come scuole, centri sanitari, ospedali, sistemi idrici e fognari, a cui accedono sia i rifugiati che i membri della comunità ospitante. Ciò evita che rappresentino un costo aggiuntivo per i paesi ospitanti, già in difficoltà.

Migliaia sono i Siriani che inseguono il sogno di tornare in Siria, di ricostruire le loro case, di coltivare la loro terra per dare un futuro ai figli. Ritroverebbero i conterranei rientrati nei villaggi liberati, recupererebbero la fiducia, il sostegno, l’accoglienza, la speranza.

Sembra che uno degli ostacoli non da poco sia di tipo intimidatorio: molte Organizzazioni Non Governative che operano in Libano girano nel paese per mettere a disagio i rifugiati, per scoraggiarli ad andarsene. Usano parole poco rassicuranti nei confronti dell’Autorità siriana: “Vi aspetta la vendetta del Governo, non ci saranno aiuti, i vostri figli andranno a morire perché saranno mandati a combattere”. L’altra difficoltà, pare, sia tra i dipendenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Una strategia?

Il Ministero degli Affari Esteri Libanese ha inviato una commissione nella Bekaa, in particolare a Ersal, città di confine dove vivono più di cinquantamila profughi siriani. La commissione, dopo aver incontrato i rappresentanti dei profughi, ha stilato una relazione nella quale emergono due elementi: il primo, la volontà dei profughi di ritornare in Patria; il secondo, la campagna di intimidazione ad opera dei funzionari delle Nazione Unite, dell’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Rifugiati.

Il conflitto settennale della Siria ha alimentato la più grande crisi mondiale di rifugiati, con milioni di persone costrette all’esilio prolungato nei Paesi confinanti. Finanziamenti generosi da parte degli Stati Uniti hanno aiutato l’UNHCR a sostenere l’assistenza sanitaria di emergenza ai rifugiati che hanno esigenze umanitarie. In Libano sono presenti ancora 1.5 milioni di profughi siriani. Il rappresentante dell’UNHCR in Libano avrebbe dovuto avere un ruolo di ascolto e di garante in merito alle decisioni e ai progetti, affinché i rifugiati potessero avere tutti i benefici.

A Beirut, il Ministero degli Affari Esteri Libanese ha inviato un avviso all’Ufficio del Direttore Generale e alla Sig.ra Mireille Gerard, informando che questo tipo di politica è pericolosa perché incide sui fragili equilibri del Libano.

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